L'arrivo della primavera, specialmente dopo un inverno lungo ed impietoso, va festeggiato degnamente. Quale modo migliore di un week end in giro per l'Europa? La meta stavolta era il Belgio. Come è successo con il Giappone, anche stavolta ho prenotato il volo con l'idea di vedere solo la capitale ma poi mi son detta: ho fatto 30, facciam 31. E così oltre a Bruxelles sono andata a vedere anche Gand, che è veramente deliziosa. In realtà il blitz a Bruxelles aveva prima di tutto lo scopo di sentire quella che, forse, in futuro, potrebbe essere la mia città, volevo sentire se mi potrebbe piacere viverci. Niente male, decisamente niente male. Due pecche ho trovato: manca Starbucks ed è un po' sporca. Niente di trascendentale, eh, solo che mi aspettavo non so perchè qualcosa di più simile a Oslo che non a Roma, in quanto a pulizia delle strade. Per il resto, approved. Anche se un week end è decisamente troppo poco per capire un luogo. Gand, anzi Gent, è adorabile. Non troppi turisti (sarà che è marzo?) anche se gli immancabili italiani li ho incontrati. Parentesi sociologica: stiamo diventando peggio dei giapponesi, li trovi dappertutto, con l'inquietante differenza che l'italiano va in giro sciolto, almeno i giappi sono in gruppi guidati e non si avventurano da soli a fare figure barbine. Noi siamo specialisti.
Nota conclusiva: la mattina del ritorno, mentre ero alla fermata del bus per tornare a Charleroi ho incontrato una simpatica ragazza marocchina che mi ha fatto i complimenti per il mio inglese. "Non si direbbe che sei italiana, lo parlate così male, voi in Italia, l'inglese. e anche il francese in realtà. No, direi che non siete proprio portati per le lingue". Non sapevo se sentirmi compiaciuta per il complimento individuale od offesa per l'insulto nazionale. C'est la vie
sabato 27 marzo 2010
sabato 20 febbraio 2010
in difesa degli addii
Quando salutiamo qualcuno, con un bacio, un abbraccio o un semplice ciao tirato di fretta dalla porta, non crediamo mai che possa essere l'ultima volta che lo vediamo. Così ce ne andiamo veloci, lasciando sguardi sfuggenti e saluti sospesi, senza pensare che ogni volta che chiudiamo la porta, potrebbe essere l'ultima volta che vediamo qualcuno che amiamo. Che qualche ora potrebbe non esserci più. Così ci ha lasciato Cleo, troppo presto, troppo stupidamente, per colpa della stupidità umana. Così ci ha lasciato con il senso di colpa che deriva dall'incoscienza, la stessa che ti porta tutti i giorni a salutare di fretta, mentre già esci per la porta di casa. E mentre ti chiedi quanto un gatto possa risentirsi per un saluto affrettato, ripensi a tutte le volte che hai salutato qualcuno senza sapere che quella sarebbe stata l'ultima volta che l'avresti visto. Spesso mi sento dire "non mi piacciono gli addii". A me piacciono invece. Vorrei saperlo prima se chi sto salutando non lo rivedrò più, per poterlo salutare degnamente, per non avere rimpianti, per godermi di ogni singolo secondo che mi è concesso. Gli addii sono tristi, ma ancora più triste è il rimpianto di non aver salutato qualcuno che non c'è più, o che non puoi rivedere più.
sabato 6 febbraio 2010
Barcelona
Una settimana fa stavo a Barcelona. Volendo, potrei chiudere qui, già si capisce il dramma della mia condizione attuale. Un po' rimbambita per via del poco sonno, a quest'ora passeggiavo per la ribera tornando dalla Sagrada Familia. Barcelona è stata una sorpresa. In senso buono. Mi portavo dietro un bel po' di pregiudizi, maturati negli anni dal fatto che, come Londra, mi sembrava la "città preferita dagli italiani", quella che tutti gli under 30 avevano visto almeno una volta. E siccome non ho molta stima del viaggiatore medio italico, ecco che temevo di atterrare in una rimini ispanica, un paese dei balocchi pieno di turisti maleducati del Belpaese. E invece. Oddio, turisti italiani ce ne erano, e tanti, era un continuo sentire le conversazioni degli altri. Però mi è piaicuta tanto, caspita. Quanto Madrid, forse di più. Beh, insomma, se la giocano. Adesso la domanda é: quando ci torno?Direi che maggio-giugno può andare.
giovedì 4 febbraio 2010
La vita fugge, e non s'arresta un'ora.
Eccomi, già febbraio, quasi un mese che non scrivo più...devo ancora finire di parlare del Giappone e già mi trovo indietro con Barcellona. E' il tempo che non basta mai, o sono io che non voglio trovarlo per mettere a posto le cose qui, perchè ogni volta mi accorgo che ce ne sarebbero anche altre, da sistemare. Dovrei dire di Istanbul, che l'ho saltata a piedi pari, e tutti sanno perchè. E ancora avrei tanto da dire dell'Africa, ma ormai, mi dico, ormai sembra passata una vita, è passata una vita, e cosa importa. A chi interessa poi. Ma non è questo punto il punto. Il punto è che, mi dico, finchè non sistemo tutti i tasselli non riuscirò ad andare avanti. La verità è che forse non sono ancora pronta, e tengo tutto lì, come un armadio che sai di dover riordinare e che non apri perchè sai anche che il contenuto ti cadrà tutto addosso. E rimandi, rimandi. Passano i mesi, ma qui mi sembra tutto fermo. Oppure no. Se penso a tutto quello che è successo in questi mesi, i posti che ho visto, le persone che ho conosciuto, ecco che sento forte il senso della vita che scorre, della vita che va avanti. Ma quale vita? Quest'altra vita a volte mi sembra appena sopportabile, altre sento che semplicemente non m'appartiene ed altre ancora ci faccio i conti e decido che, essendo l'unica che mi rimane, devo cercare di viverla al meglio che posso, nonostante tutto. So che preferivo quella di prima, ma ormai è andata. E ancora una volta la finisco qui, che già capisco perchè non volevo scrivere qui.
Domani provo ad aggiornare su Barcelona, e poi chissà.
Domani provo ad aggiornare su Barcelona, e poi chissà.
sabato 9 gennaio 2010
Spotting a geisha (or two) in the Gion district, Kyoto
Dicono che avvistare una Geisha sia uno dei motivi per cui vale la pena venire in Giappone. Non l'unico, certo. Ma è sicuramente tra le esperienze più belle che si possano fare. Il fatto che il verificarsi di questo evento sia così raro lo rende ancora più affascinante. Non voglio paragonarlo alle eclissi solari o al giubileo, sia chiaro, però non è così facile come sembra. Molti pensano: in Giappone sarà pieno di Geishe. Non è così, soprattutto oggi che la loro tradizione sta venendo meno. La stessa Kyoto, la città delle Geishe, non ne pullula. L'unica speranza è passeggiare per Gion, il quartiere dove si trovano, e sperare di incontrarne una. Io c'ero andata, la sera prima, ma senza successo. Ed ecco che, di ritorno da Nara, la scelta di quale tempio vedere a kyoto nella parte rimanente della giornata, l'occhio cade sul kiyomizu dera. Ed è sulla strada per quel tempio che, inaspettatamente, vedo non una ma due geishe camminare a pochi passi da me. Meravigliose. Come mi hanno detto tutti, sono stata molto, molto fortunata. Lo so.
L'antica capitale, Nara
Nara, capitale nell'ottavo secolo per un breve periodo prima di Kyoto, è famosa per due cose: il tempio Todai-ji, l'edificio in legno più grande del mondo e i cervi sacri, che girano liberamente per i parchi dove ci sono templi e santuari, con puntatine non sporadiche in mezzo alla strada. Cervi senza le corna, poverini. Mi sa che qualche turista è finito infilzato e da allora gliele hanno tagliate. Comunque, dettagli pratici.
Son partita da Kyoto con il treno (normale, non alta velocità) che, puntualissimo, in 45 minuti mi ha lasciato a Nara. Dalla stazione, segui il flusso di gente (c'è sempre qualcuno, giappi e non solo) e arrivi al parco. Un buon indizio sonoi cervi, nonchè i venditori di biscotti per cervi. Quando cominci a vederli, sei sulla strada giusta. Il parco è bello, un po' pieno di gente come tutti i posti turistici, in più se consideri che per loro è anche un luogo di culto,ci vuole poco. il Todai-ji è veramente mestoso, degno della nomea che lo precede. Le foto parlano sole. Entri e vedi questo budda bello grosso (pare 16 m) e poi c'è quel buco nella colonna, a lato dove si dice che, chi riesce a passare, ha assicurata la buona sorte. Ovviamente il turista medio, anche se obeso e con 2 metri di spalle, prova a passare, con risultati per lo più raccapriccianti, con amici che tirano, parenti che spingono e panze che strabordano dall'apertura. Non è un paese per alti e grossi, a quanto sembra. Anche se, devo ammettere, ho visto gente che mi sarei aspettata di vedere incastrata passare nel buco con abilità sorprendente. Pare che sia tutto una questione di tecnica.
Detto questo, il complesso dei templi non si ferma al Todai-ji, e visto che era presto, ne ho approfittato per fare un giro più ampio, anche se certo, nessuno regge il confronto.
Nel pomeriggio sono rientrata a kyoto, per sfruttare ancora un po' di luce e vedere un altro degli innumerevoli templi che mi restavano. La scelta è caduta sul Kiyomizu dera, e per fortuna.
Son partita da Kyoto con il treno (normale, non alta velocità) che, puntualissimo, in 45 minuti mi ha lasciato a Nara. Dalla stazione, segui il flusso di gente (c'è sempre qualcuno, giappi e non solo) e arrivi al parco. Un buon indizio sonoi cervi, nonchè i venditori di biscotti per cervi. Quando cominci a vederli, sei sulla strada giusta. Il parco è bello, un po' pieno di gente come tutti i posti turistici, in più se consideri che per loro è anche un luogo di culto,ci vuole poco. il Todai-ji è veramente mestoso, degno della nomea che lo precede. Le foto parlano sole. Entri e vedi questo budda bello grosso (pare 16 m) e poi c'è quel buco nella colonna, a lato dove si dice che, chi riesce a passare, ha assicurata la buona sorte. Ovviamente il turista medio, anche se obeso e con 2 metri di spalle, prova a passare, con risultati per lo più raccapriccianti, con amici che tirano, parenti che spingono e panze che strabordano dall'apertura. Non è un paese per alti e grossi, a quanto sembra. Anche se, devo ammettere, ho visto gente che mi sarei aspettata di vedere incastrata passare nel buco con abilità sorprendente. Pare che sia tutto una questione di tecnica.
Detto questo, il complesso dei templi non si ferma al Todai-ji, e visto che era presto, ne ho approfittato per fare un giro più ampio, anche se certo, nessuno regge il confronto.
Nel pomeriggio sono rientrata a kyoto, per sfruttare ancora un po' di luce e vedere un altro degli innumerevoli templi che mi restavano. La scelta è caduta sul Kiyomizu dera, e per fortuna.
mercoledì 30 dicembre 2009
Kyoto
Se Tokyo e` il tempio del lusso, dello shopping e della modernita`, Kyoto sembra un altro mondo, un altro Paese Premetto che purtroppo non ho fatto in tempo a vedere tutto quello che c`era da vedere, e se tornero` in Giappone, sicuramente mi rifermero` qui. Ma andiamo con ordine: grazie al Nozumi superexpress ( il re degli shinkansen, ancora piu` veloce dei treni proiettili ad alta velocita`, se fosse possibile) in 2 ore e 20 si copre la distanza di 500 Km che separa Tokyo e kyoto. Da li`, grazie anche al tempo splendido (sembrava primavera, cielo limpidissimo) comincio la maratona, non senza essermi fatta fregare dalla solerte impiegata del bus terminal che mi ha proposto (per la verita` e` anche colpa mia che non mi sono informata bene prima) un pratico pass giornaliero per il bus e la metro per 1200 Yen. Peccato che la metro non l`ho mai presa e il pass per il bus soltanto costava 500 Yen!).
Prima di tutto, bisognava trovare l`ostello. Avevo una mappa e due diverse indicazioni, ce la potevo fare. E cosi` e` stato, nonostante i primi tentaivi di sabotaggio dell`azienda di trasporti giapponese che nel primo autobus che ho preso si e` dimenticata di attivare i cartelli bilingue delle fermate, per cui ad ognuna ho chiesto all`autista se era quella giusta per me. Alla fine anche lui stava per perdere la pazienza. Ostello molto carino, e` chiaramente la casa dei proprietari (padre e figlia) che hanno riadattato ad ostello, e quindi la cosa piu` bella e` che vedi proprio come e` fatta una casa del posto, dove accanto al tatami e ai tavolini bassi c`e` ovviamente un megaschermo ultrapiatto. proprietari gentilissimi, la ragazza mi ha pure accompagnato in taxi in centro e non ha nemmeno voluto che smezzassi la corsa. Decisamente consigliato.
Passiamo alla parte piu` interessante di kyoto: i suoi templi. Sono tanti, tutti molto belli, chi piu` chi meno, e bisognerebbe prima vedere delle foto da casa per sapere quali andare a vedere e quali lasciare se non si ha molto tempo. E infatti una breve ricerca mi ha permesso di saltare l`itinerario suggerito dalla fedele lonely e andare dritta verso quelli che volevo vedere per primi: padiglione d`oro, padiglione d`argento, Toji (con la pagoda piu` alta del Giappone), per poi lasciarmi ad oggi il fushimi Inari (meraviglioso e anche questo non isnerito nell`itinerario principale della LP) e un altro paio indicati dalla guida come i must see, tra cui il kiyumizo dera.Che dire, parleranno le foto, perche` sono veramente luoghi meravigliosi, io sono rimasta incantata, specialmente al padiglione d`oro e al fushimi inari e non so come descriverli.
Qualche parola la trovero` domani per parlare di Nara pero`.
Prima di tutto, bisognava trovare l`ostello. Avevo una mappa e due diverse indicazioni, ce la potevo fare. E cosi` e` stato, nonostante i primi tentaivi di sabotaggio dell`azienda di trasporti giapponese che nel primo autobus che ho preso si e` dimenticata di attivare i cartelli bilingue delle fermate, per cui ad ognuna ho chiesto all`autista se era quella giusta per me. Alla fine anche lui stava per perdere la pazienza. Ostello molto carino, e` chiaramente la casa dei proprietari (padre e figlia) che hanno riadattato ad ostello, e quindi la cosa piu` bella e` che vedi proprio come e` fatta una casa del posto, dove accanto al tatami e ai tavolini bassi c`e` ovviamente un megaschermo ultrapiatto. proprietari gentilissimi, la ragazza mi ha pure accompagnato in taxi in centro e non ha nemmeno voluto che smezzassi la corsa. Decisamente consigliato.
Passiamo alla parte piu` interessante di kyoto: i suoi templi. Sono tanti, tutti molto belli, chi piu` chi meno, e bisognerebbe prima vedere delle foto da casa per sapere quali andare a vedere e quali lasciare se non si ha molto tempo. E infatti una breve ricerca mi ha permesso di saltare l`itinerario suggerito dalla fedele lonely e andare dritta verso quelli che volevo vedere per primi: padiglione d`oro, padiglione d`argento, Toji (con la pagoda piu` alta del Giappone), per poi lasciarmi ad oggi il fushimi Inari (meraviglioso e anche questo non isnerito nell`itinerario principale della LP) e un altro paio indicati dalla guida come i must see, tra cui il kiyumizo dera.Che dire, parleranno le foto, perche` sono veramente luoghi meravigliosi, io sono rimasta incantata, specialmente al padiglione d`oro e al fushimi inari e non so come descriverli.
Qualche parola la trovero` domani per parlare di Nara pero`.
lunedì 28 dicembre 2009
Giappone, prime impressioni
Scrivo da Tokyo, che fino a tre mesi fa, chi avrebbe mai pensato di andarci?E invece eccomi qui.
Un po` frastornata per il fuso e la notte in bianco, ma era messo in conto. Prima di partire avevo letto un sacco di cose sul Giappone e sulla sua capitale, ma e` proprio vero quando dicono che non sei mai preparato ad un posto fino a che non ci metti piede.
Comunque, a primo impatto, posso dire che:
- la metro di tokyo non e` cosi` difficile da usare come viene detto, anzi. Sulle stazioni ci sono sempre i nom anche in caratteri occidentali, l`unico problema e` fare il biglietto ma per quello basta prendere un pass e risolvi tutto.
-i giapponesi non capiscono un cazzo di inglese. Ma proprio niente, eh. E io che mi lamentavo degli Etiopi. Al confronto erano studenti di oxford, porca miseria. Con la differenza che qui, siccome dire `non lo so, non capisco un cazzo` sembra scortese, quando provi a domandare qualcosa, prima sorridono convinti, poi pensano un po`, poi ti blaterano qualcosa in giapponese, gesticolando che manco l`italiano medio in fila al semaforo quando scatta il verde e quello davanti non si sbriga. Al che tu, gentilmente, provi a spiegare che non hai capito una mazza dello squittio appenba emesso, con il risultato che il malcapitato ti fissa con aria di compatimento, alza le spalle della serie `piu` di cosi` amica mia non riesco` e ti saluta. Arigato!!
E` anche vero che i piu` sono pero` molto gentili e tentano in ogni modo di essere d`aiuto. Ieri una solerte signorina del MC Donald a cui ho chiesto informazioni per un internet point, non sapendolo di suo(ovvio!) ha prima domandato a tutti gli addetti in cucina, rompendo la delicata catena di montaggio di preparazione panini e poi e` scesa in strada con me e ha scomodato ben 4 passanti prima di accompagnarmi a destinazione!Quando si dice l`efficienza!peccato che nella stragrande maggioranza dei csi, la faccenda va invece come descritto sopra.
Un po` frastornata per il fuso e la notte in bianco, ma era messo in conto. Prima di partire avevo letto un sacco di cose sul Giappone e sulla sua capitale, ma e` proprio vero quando dicono che non sei mai preparato ad un posto fino a che non ci metti piede.
Comunque, a primo impatto, posso dire che:
- la metro di tokyo non e` cosi` difficile da usare come viene detto, anzi. Sulle stazioni ci sono sempre i nom anche in caratteri occidentali, l`unico problema e` fare il biglietto ma per quello basta prendere un pass e risolvi tutto.
-i giapponesi non capiscono un cazzo di inglese. Ma proprio niente, eh. E io che mi lamentavo degli Etiopi. Al confronto erano studenti di oxford, porca miseria. Con la differenza che qui, siccome dire `non lo so, non capisco un cazzo` sembra scortese, quando provi a domandare qualcosa, prima sorridono convinti, poi pensano un po`, poi ti blaterano qualcosa in giapponese, gesticolando che manco l`italiano medio in fila al semaforo quando scatta il verde e quello davanti non si sbriga. Al che tu, gentilmente, provi a spiegare che non hai capito una mazza dello squittio appenba emesso, con il risultato che il malcapitato ti fissa con aria di compatimento, alza le spalle della serie `piu` di cosi` amica mia non riesco` e ti saluta. Arigato!!
E` anche vero che i piu` sono pero` molto gentili e tentano in ogni modo di essere d`aiuto. Ieri una solerte signorina del MC Donald a cui ho chiesto informazioni per un internet point, non sapendolo di suo(ovvio!) ha prima domandato a tutti gli addetti in cucina, rompendo la delicata catena di montaggio di preparazione panini e poi e` scesa in strada con me e ha scomodato ben 4 passanti prima di accompagnarmi a destinazione!Quando si dice l`efficienza!peccato che nella stragrande maggioranza dei csi, la faccenda va invece come descritto sopra.
martedì 22 dicembre 2009
Giappone, here I go!
Ed eccomi qui, mancano 4 giorni alla partenza per il Giappone. Di nuovo Asia, ne avevo proprio bisogno, dopo 2 anni e mezzo. Anche se il Giappone forse è un mondo a sè ed è molto lontano dall'Asia che ho conosciuto. Un pezzo di Occidente in estremo Oriente, come si dice di solito. Niente a che vedere con il Vietnam o la Cambogia, anche se mi immagino, niente a che vedere con l'Europa e l'occidente. Forse i prezzi, ed il consumismo sfrenato di Tokyo, con i suoi centri commerciali, le catene di fast food (a proposito, ho scoperto che hanno starbucks!In Giappone!) e tutto il resto. Staremo a vedere che effetto mi farà. Quello che conta è che parto e che, almeno per un pò, me ne starò libera, dall'altra parte del mondo. E scopro di nuovo che sapore ha la felicità.
mercoledì 9 dicembre 2009
Madrid
Ed è arrivata un'altra partenza, un week end a Madrid, a dare un sapore nuovo a queste settimane. Dopo 3 mesi, dopo tutto quello che è successodopo la laurea, ci voleva proprio. Ancora una volta è la conferma che io, non so per quale maledizione, sto bene solo quando sono in viaggio, sono felice solo lontana da casa. Anche quando il viaggio, come in questo caso, dura il tempo di un week end. Io, che ho sempre amato i viaggi lunghi, io che "se non stai via almeno 3 settimane, che viaggio è?" Mi ritrovo a ritagliarmi attimi di vita in mezzo alla banalità del quotidiano. Per il momento, va bene così, anche perchè già si avvicina la prossima partenza e c'è quest'euforia nell'aria che, per fortuna, ancora non passa.
Considerazioni esistenziale a parte, Madrid è fantastica. Bella, vivace, piena di giovani, di vita. Ma allo stesso tempo vivibilissima, per niente caotica. E' entrata direttamente nella top 5 delle città in cui vivere e certamente dove tornare al più presto. Ora aspettiamo Barcellona, ma se tanto mi dà tanto, non credo che la Spagna mi deluderà.
Considerazioni esistenziale a parte, Madrid è fantastica. Bella, vivace, piena di giovani, di vita. Ma allo stesso tempo vivibilissima, per niente caotica. E' entrata direttamente nella top 5 delle città in cui vivere e certamente dove tornare al più presto. Ora aspettiamo Barcellona, ma se tanto mi dà tanto, non credo che la Spagna mi deluderà.
mercoledì 25 novembre 2009
Il cerchio della vita
E’ arrivata Tea. Due mesi e mezzo dopo, in casa mia c’è di nuovo un cane che zampetta in giro. Io ero contraria, non volevo un altro cane, né ora né mai, forse perché a questa parola avevo sempre dato un solo nome, e non credevo di poter sopportare l’idea che ci fosse un “altro cane”. Alla fine siamo andati a prenderla ed al ritorno, mentre la tenevo in braccio, nella coperta, come allora, mi ricordavo di quel 25 luglio di 15 anni fa, e ho pianto, per la prima volta di commozione e disperazione. E’ meravigliosa. Ora casa non è più vuota quando torno a casa la sera, ed occuparmi di lei, o anche solo averla tra i piedi, è comunque positivo, perché qualcosa che genera amore non può essere una brutta cosa. Ma ogni volta che la vedo rotolarsi per terra, mordicchiare le scarpe, tentare i primi tentativi di abbaio, dormire serena nella cuccia, ogni volta che gioco con lei, la strapazzo di baci e la prendo in braccio, mi ricordo di lui, e di nuovo piango di commozione e disperazione. Perché lei è la prova vivente che lui non tornerà più.
E’ la nuova vita che si affaccia nel mondo e so che è giusto, anche se non mi consola affatto. E, anche se credevo non fosse possibile, la vita continua. La qualità, certo, non sarà più la stessa, ma spero che l'arrivo di Tea farà ricominciare anche la mia di vita, che da due mesi era come sospesa, fuori dal tempo. Anche qui, sul blog, tutto è fermo da allora. Domani si parte di nuovo, la prima volta dopo quel giorno, la prima volta non ci sarà lui a ad aspettarmi a casa, ma qualcun altro. La vita riprende, anche se ho ancora paura di come sarà, questa nuova vita.
E’ la nuova vita che si affaccia nel mondo e so che è giusto, anche se non mi consola affatto. E, anche se credevo non fosse possibile, la vita continua. La qualità, certo, non sarà più la stessa, ma spero che l'arrivo di Tea farà ricominciare anche la mia di vita, che da due mesi era come sospesa, fuori dal tempo. Anche qui, sul blog, tutto è fermo da allora. Domani si parte di nuovo, la prima volta dopo quel giorno, la prima volta non ci sarà lui a ad aspettarmi a casa, ma qualcun altro. La vita riprende, anche se ho ancora paura di come sarà, questa nuova vita.
sabato 7 novembre 2009
Je me souviens des jours anciens, et je pleure.
Adesso che finalmente mi laureo, adesso che avrò più tempo per fermarmi a pensare, adesso, comincia la parte dura. E' il tempo che scorre veloce e poi non passa mai, se pensi all'infinito dei giorni che mi restano. Mi manca, mi manco tanto. Sembra impossibile, ma mi manca ogni giorno di più. Come si sopravvive ad una cosa del genere? Quando non hai più niente con cui tenere la mente occupata, il dolore è lì, pronto a tornare a galla. Puoi cercare di buttarlo giù e far finta che non ci sia, ma ecco, che, inaspettatamente, come un biglietto tra le pagine di un libro che non aprivi da tempo, riappare. Non l'ho superato, non lo supererò mai. Dicono che è troppo presto. La verità è che è troppo tardi.
Remember me when I am gone away,
gone far away in the silent land.
Remember me when I am gone away,
gone far away in the silent land.
domenica 18 ottobre 2009
La notte più lunga, il giorno più lungo
Dicono che il tempo sia galantuomo, non fa sconti, nè tranelli, scorre sempre uguale per tutti. Eppure. Eppure ci sono giorni in cui il tempo sembra non passare mai ed altri in cui venderesti l'anima al diavolo perchè si fermasse. Ma prima che te ne accorga, è già passato. Sembra ieri, perchè il tempo, per me, si è fermato. Ed invece passeranno altri giorni ed altre notte, e altro tempo si aggiungerà al tempo. Niente sconti, niente inganni. Dicono che la vita continua e che, piano piano, tutto torna al suo posto. Dicono che è il ciclo naturale della vita e che presto sarò ancora felice. Io so solo che il mondo va avanti, ma io sono sospesa a quel giorno. Fuori dal tempo. Quella notte e quel giorno che mi sembra siano durati secoli, ma che sono in realtà scivolati via così in fretta. Prima piangevo per qualcosa che sapevo sarebbe accaduto. Oggi rivorrei indietro quell' inconsapevolezza e quella sensazione di non dovermi troppo preoccupare, perchè non è qui, non è adesso. Adesso, è già ieri. Eppure è anche qui, ora, e sarà con me anche domani e tutti i giorni che verranno.
La fine del mondo
Avrei voluto scrivere ancora dell' Africa, del viaggio al Sud, che ho lasciato a metà, della partenza e del ritorno a casa, e di Istanbul, ma poi è finito tutto. Da allora il tempo si è fermato e io ho cercato di non fermarmi mai, per non pensare, e di ricacciare indietro i pensieri che, comunque, continuavano a venir fuori. E' la fine del mondo, del mio mondo.
Perchè proprio ora? Non lo so neanche io, ma so che ne sentivo il bisogno. Pare che piangere sia catartico e aiuti un po' a lenire il dolore. Pare che il tempo, bontà sua, faccia il suo lavoro e sia il milgiore anestetico i circolazione. Forse è troppo presto, anche se ormai a me sembra solo troppo tardi.
Perchè proprio ora? Non lo so neanche io, ma so che ne sentivo il bisogno. Pare che piangere sia catartico e aiuti un po' a lenire il dolore. Pare che il tempo, bontà sua, faccia il suo lavoro e sia il milgiore anestetico i circolazione. Forse è troppo presto, anche se ormai a me sembra solo troppo tardi.
martedì 11 agosto 2009
Verso Sud- parte 2
Visitare i villaggi nei pressi della bassa valle dell'Omo (anche se purtroppo non abbiamo potuto spingerci tanto oltre) e' come entrare in un mondo parallelo, fermatosi a due secoli fa. Avete presente Narnia?ecco, anziche' passare per l'armadio, non siamo arrivati su di un Nissan patrol, ma il risultato e' stato questo. L'esperienza piu' bella l'abbiamo fatta venerdi', quando siamo andati al villaggio Dorze. I Dorze sono una tribu' di circa 7800 individui, che vivono in delle capanne speciali, fatte con bambu e foglie di falso banano (enset) intrecciate, alte fino a 12 metri. Nonostante l'apparenza, sono straordinariamente resistenti all'azione del tempo e degli agenti atmosferici, piegandosi solo all'implacabile voracita' delle termiti, che ne divorano 20 cm all'anno. Dall'enset i Dorze ricavano anche il loro alimento principale, una specie di pane (disgustoso, l'injera al confronto e' una squisitezza per intenditori, N.d.A.) fatto dalla parte della foglia, che viene sminuzzata, impastata con acqua e poi messa sotto a dei sassi a fermentare per sei mesi. Ecco la ragione di cotanto orrore alimentare, pero', come si dice, questo passa il convento. L'inventiva di questi popoli, la capacita' con cui dal nulla hanno saputo ricavare case, vestiti, alimenti, e' davvero sorprendente.
Una nota a parte merita la loro abilita' nel tessere i tessuti: gli uomini hanno la prerogativa, ed il telaio, con cui marco si e' cimentato in un tentativo ammirevole di emulare i locali, e' un piccolo prodigio della tecnica. Tra l'altro, a causa di un a specie di cerchietto con peli di capra, io ho scambiato il ragazzo che tesseva per una donna e l'ho apostrofato come tale, povero! L'esperienza piu' bella e' stata la sera, pero', quando ci siamo fermati a dormire li' nelle loro capanne e abbiamo potuto assistere ai loro balli e canti tribali. Se ci ripenso mi vengono ancora i brividi (si ok, quelli forse erano per il freddo, nonostante il gabi che ci hanno dato a 3000 e passa metri era una freddo allucinante, per fortuna che ci hanno coinvolto nelle danze!).
Una nota a parte merita la loro abilita' nel tessere i tessuti: gli uomini hanno la prerogativa, ed il telaio, con cui marco si e' cimentato in un tentativo ammirevole di emulare i locali, e' un piccolo prodigio della tecnica. Tra l'altro, a causa di un a specie di cerchietto con peli di capra, io ho scambiato il ragazzo che tesseva per una donna e l'ho apostrofato come tale, povero! L'esperienza piu' bella e' stata la sera, pero', quando ci siamo fermati a dormire li' nelle loro capanne e abbiamo potuto assistere ai loro balli e canti tribali. Se ci ripenso mi vengono ancora i brividi (si ok, quelli forse erano per il freddo, nonostante il gabi che ci hanno dato a 3000 e passa metri era una freddo allucinante, per fortuna che ci hanno coinvolto nelle danze!).
Verso sud- parte 1
I giorni appena trascorsi sono stati splendidi. Uscire dalla citta' e dallo smog per attraversare natura incontaminata e' stato rigenerante. Scendendo verso sud, i paesaggi che si incontrano sono a volte di una bellezza mozzafiato, passando dai boschi di acacie ai campi arsi dal sole, dalle montagne alla foresta equatoriale. Arba Minch in se' non e' una bellezza, sembra quasi una cittadina da far west americano, di sera, gia' alle otto e' tutto buio, molti locali sembrano abbandonati da tempo e poche persone passeggiano in strada. Quello che la natura offre li' intorno, pero' e' stupefacente. Il Nechisar, al di la' degli animali incontrati, per lo piu' zebre, scimmie e gazzelle, e' un susseguirsi di paesaggi magnifici. Unica nota dolente, il nostro fondoschiena: la strada e' forse la peggiore che abbia mai fatto, definirla sterrata e' un pallido eufemismo, ed ancora mi chiedo come ne siam venuti giu' sani e salvi. A completare la giornata, c'e' la stata la gita in barca sul lago chamo, letteralmente pieno dui coccodrilli enormi ed ippopotami, nonche' di pellicani, marabu' ed altri uccelli, che, non so come mai, si intrattenevano fianco a fianco dei coccodrilli senza esserne minimamente spaventati. Forse e' perche dicono che i coccodrilli prediligano pesci, bestiame e, se capita, umani nella loro dieta. I volatili, evidentemente, non sono di loro gradimento e dormono sogni tranquilli.
In tutto cio' il barcaiolo ad un certo punto si e' stancato di guidare, ha passato il timone a Marco e si e' messo a masticare il chat! :)
La LP raccomanda di non sporgere per nessun motivo braccia e gambe dalla barca, e visto il numero di coccodrilli che mi sono passati a due metri neanche, beh non c'e' bisogno di capire la ragione. Quel che e' strano e' che ci sono un sacco di pescatori che con dei trabiccoli di legno assolutamente instabili e precari, su cui io non andrei nemmeno nella piscina comunale, solcano il lago in lungo e in largo, apparentemente noncuranti del pericolo. E i coccodrilli, ogni tanto, ringraziano.
L'ora si avvicina, spero di fare in tempo a scrivere il resto da qui.
In tutto cio' il barcaiolo ad un certo punto si e' stancato di guidare, ha passato il timone a Marco e si e' messo a masticare il chat! :)
La LP raccomanda di non sporgere per nessun motivo braccia e gambe dalla barca, e visto il numero di coccodrilli che mi sono passati a due metri neanche, beh non c'e' bisogno di capire la ragione. Quel che e' strano e' che ci sono un sacco di pescatori che con dei trabiccoli di legno assolutamente instabili e precari, su cui io non andrei nemmeno nella piscina comunale, solcano il lago in lungo e in largo, apparentemente noncuranti del pericolo. E i coccodrilli, ogni tanto, ringraziano.
L'ora si avvicina, spero di fare in tempo a scrivere il resto da qui.
mercoledì 5 agosto 2009
time is running out
Ci pensavo ieri sera, a questa canzone dei Muse. E' tutto li'. Il tempo sta finendo, ormai sono agli sgoccioli e mi sembra ieri che atterravo ad Addis in mezzo ad un caldo soffocante e al traffico cittadino. Tre mesi che quando sono a casa sembrano non passare mai e che anche prima di partire ti chiedi quanto potranno passare veloci. Sono letteralmente volati. Il mio tempo sta finendo ed io vorrei che questa settimana fosse lunga un anno. Vorrei tornare a casa per due giorni, salutare tutti e ripartire di nuovo. Vorrei non dover contare i giorni, le settimane ed i mesi come se me ne rimanessero pochi davanti. Vorrei poter pensare che il ritorno non e' la fine, ma solo una sosta prima del prossimo viaggio. Vorrei poter essere ancora li', cartina alla mano, a pianificare (ma neanche troppo, solo per il gusto di sognare) il mio giro del mondo. E invece, mai come stavolta, mi sento disperata all'idea di tornare a casa. E' anche vero che dopo tre mesi in Etiopia sento l'esigenza di spingermi oltre, si sa che I have itchy feet. Dopo un po' la terra mi scotta sotto i piedi, sento che me ne devo andare, scoprire posti nuovi, nuove emozioni. Ecco vorrei potern andare altrove, piuttosto che tornare a casa. Soprattutto perche' adesso tornare a casa significa la fine di tutto, almeno per un bel po'. O meglio la fine del sogno, che e' un po' la stessa cosa. Mi piace pensare comunque, perche' se c'e' una cosa che ho imparato qui e' essere ottimista, che prima o poi trovero' modo di realizzare anche questo sogno.
martedì 4 agosto 2009
Harar, le iene ed i masticatori di chat
Lo scorso week end siamo andate ad Harar. Avevo bisogno di sole, dopo un mese e mezzo di piogge ininterrotte. Il tutto e' stato un po' (tanto) improvvisato, visto che fino a givoedi' pomeriggio dovevamo andare tutti insieme ad Arba Minch, al sud, poi causa influenza improvvisa di Elisa (povera!) mi son trovata a riorganizzare il penultimo week end in un'ora. Detto fatto. Scese a Dire Dawa, siamo andate a vedere il mercato dei cammelli, dove un simpatico ma bavoso quadrupede ha scambiato i miei capelli per la bieta mattutina e stava per farci colazione (che sia indicativo del fatto che devo andare dal parrucchiere?chissa'!?!) e a kafira, il mercato principale, dove ci siamo immerse in un dedalo di bancarelle, che vedevano soprattutto verdura e spezie. Penso che qualunque spezia mi fosse mai balenato per la testa di acquistare, avrei potuto trovarla. E forse anche quelle che non credevo minimamente esistessero.
Poi ci siam spostate verso Harar. La LP la descrive come "un mondo a parte', qualcosa di completamente diverso dal resto dell'Etiopia e mi sento di confermare tutto. Ah Harar si sente tantissimo l'influenza araba e la vicinanza con la Somalia. Il cuore della citta' e' la parte vecchia, racchiusa nelle mura, vecchie di 500 anni. Anche se di solito preferisco evitare, stavolta sembrava indispensabile prendere una guida e cosi' ci siamo affidate a Lishan, che poi si e' rivelato gentilissimo e molto preparato. Lui ci ha permesso di entrare a visitare le case tipiche adare, ci ha spiegato la storia, usi e costumi del popolo e grazie a lui abbiamo anche assistito ad una cerminonia nuziale!O meglio, ai festeggiamenti che la precedevano. Tra l'altro qui i matrimoni sono considerati l'evento principe della vita, sorpattutto della donna, tanto che i festeggiamenti ed i preparativi vanno avanti per tutta la settimana che precede la cerimonia!Harar e' nota anche per il chat. Gia' e' diffuso ad Addis Abeba e nel resto del Paese, ad Harar che ne ' la patria e' proprio un'abitudine universale. Dicesi chat una pianta allucinogena che gli abitanti locali mangiano a piu' o meno tutte le ore del giorno, con cui si stordiscono e , purtroppo, placano l'appetito. Gli effetti sono veramente devastanti, soprattutto considerata l'altissima diffusione: pare che circa il 90% della popolazione di Harar ne sia dipendente. Pure le capre mangiano, tra l'altra erba, il chat. E le vedi barcollare per i vialetti acciottolati come le persone, in uno scenario a dir la verita' piuttosto desolante.
La cosa piu' impressionante di Harar e' stato comunque il pasto delle iene. Alla sera, tutti i giorni, l'uomo delle iene si presenta fuori dalle mura per compiere questo rituale. La cosa nasce 58 anni fa, ai tempi di una tremenda carestia, quando un religioso locale sogno' che nutrire le iene avrebbe posto fine alla fame. Da allora, tutte le sere due uomini si alternano per nutrire le iene, che escono dalla boscaglia in branco e vengono a prendere il cibo (interiora di cammello) dalle mani e soprattutto dalla bocca del temerario signore. (temerario per le interiora di cammello, direi!anche se teoricamente le iene sono animali piuttosto selvaggi e pericolosi, pare infatti che lui si fidi di alcuni animali tanto da porre la sua faccia a cinque cm dalla bocca dell'animale). Nell'immaginario colelttivo (Il Re Leone docet) le iene sono tutt'altro che animali simpatici e magari anche bruttarelli. A me invece son piaciute un sacco: son molto piu' grosse di come me le aspettavo, massicce, ma devo dire veramente affascinanti. E starci seduta a venti cm di distanza e' stata di certo l'esperienza piu' interessante di questo week end, ma direi anche in generale! Meno divertente e' stato quando il giorno Lishan ci ha rivelato che in realta' sedersi per terra non e' poi cosi' sicuro come mi aveva detto il giorno prima e che le iene, anche se sembrano addomesticate perche' vengono a prendere il cibo dall'uomo, non lo sono per niente e restano selvagge e pericolose come se le avessi incontrare nella savana!Buono a sapersi (DOPO!)!!
Poi ci siam spostate verso Harar. La LP la descrive come "un mondo a parte', qualcosa di completamente diverso dal resto dell'Etiopia e mi sento di confermare tutto. Ah Harar si sente tantissimo l'influenza araba e la vicinanza con la Somalia. Il cuore della citta' e' la parte vecchia, racchiusa nelle mura, vecchie di 500 anni. Anche se di solito preferisco evitare, stavolta sembrava indispensabile prendere una guida e cosi' ci siamo affidate a Lishan, che poi si e' rivelato gentilissimo e molto preparato. Lui ci ha permesso di entrare a visitare le case tipiche adare, ci ha spiegato la storia, usi e costumi del popolo e grazie a lui abbiamo anche assistito ad una cerminonia nuziale!O meglio, ai festeggiamenti che la precedevano. Tra l'altro qui i matrimoni sono considerati l'evento principe della vita, sorpattutto della donna, tanto che i festeggiamenti ed i preparativi vanno avanti per tutta la settimana che precede la cerimonia!Harar e' nota anche per il chat. Gia' e' diffuso ad Addis Abeba e nel resto del Paese, ad Harar che ne ' la patria e' proprio un'abitudine universale. Dicesi chat una pianta allucinogena che gli abitanti locali mangiano a piu' o meno tutte le ore del giorno, con cui si stordiscono e , purtroppo, placano l'appetito. Gli effetti sono veramente devastanti, soprattutto considerata l'altissima diffusione: pare che circa il 90% della popolazione di Harar ne sia dipendente. Pure le capre mangiano, tra l'altra erba, il chat. E le vedi barcollare per i vialetti acciottolati come le persone, in uno scenario a dir la verita' piuttosto desolante.
La cosa piu' impressionante di Harar e' stato comunque il pasto delle iene. Alla sera, tutti i giorni, l'uomo delle iene si presenta fuori dalle mura per compiere questo rituale. La cosa nasce 58 anni fa, ai tempi di una tremenda carestia, quando un religioso locale sogno' che nutrire le iene avrebbe posto fine alla fame. Da allora, tutte le sere due uomini si alternano per nutrire le iene, che escono dalla boscaglia in branco e vengono a prendere il cibo (interiora di cammello) dalle mani e soprattutto dalla bocca del temerario signore. (temerario per le interiora di cammello, direi!anche se teoricamente le iene sono animali piuttosto selvaggi e pericolosi, pare infatti che lui si fidi di alcuni animali tanto da porre la sua faccia a cinque cm dalla bocca dell'animale). Nell'immaginario colelttivo (Il Re Leone docet) le iene sono tutt'altro che animali simpatici e magari anche bruttarelli. A me invece son piaciute un sacco: son molto piu' grosse di come me le aspettavo, massicce, ma devo dire veramente affascinanti. E starci seduta a venti cm di distanza e' stata di certo l'esperienza piu' interessante di questo week end, ma direi anche in generale! Meno divertente e' stato quando il giorno Lishan ci ha rivelato che in realta' sedersi per terra non e' poi cosi' sicuro come mi aveva detto il giorno prima e che le iene, anche se sembrano addomesticate perche' vengono a prendere il cibo dall'uomo, non lo sono per niente e restano selvagge e pericolose come se le avessi incontrare nella savana!Buono a sapersi (DOPO!)!!
giovedì 30 luglio 2009
Muoversi ad Addis- part 2
Dicevamo dei taxi dei poveri, i minibus. Se invece sei un faranji coi soldi, o se semplicemente hai troppa fretta o devi andare in un posto non servito dai baracchini, ci sono sempre i lada, i taxi a contratto. Taxi e basta diremmo noi. Quelli che li chiami, dici dove devi andare, salti su, ti ci portano e paghi la tariffa del tassametro. Ovviamente NON e' cosi:) Qui non sei tu a cercare il taxi, son loro che trovano te. (Tranne nei casi di diluvio universale quando sei a mezz'ora da casa. In quel caso stai pur sicura che non ci sara' un taxi nel raggio di dieci km-ogni riferimento ad esperienze dirette non e' puramente casuale).Semplicemente ad ogni passo troverai qualche tassista fermo che tra un riposino e l'altro adocchia il faranji e gli urla qualcosa per attirare la sua attenzione. E' l'ultima legge di Murphy: in genere la quantita' di taxi che ti fermano e' inversamente proporzionale al bisogno che tu ne hai in quel momento. Comunque prendere un lada ad Addis vale anche solo per l'interno della macchina. Normalmente son auto scassate con circa 25 anni di vita media, con lucine posteriore multicolori, luci varie sul cruscotto, cofano che si apre ad ogni buca dell'asfalto, sportelli e finestrini posteriori senza maniglia che si aprono solo da fuori,adesivi vari preferibilmente del manchester united sul vetro insieme a "I love u mum" e una collezione di santini da far invidia a Padre Pio. Senza dimenticare il clacson che sembra l'astronave sui videogiochi per bambini.
Ma la parte piu' divertente (anche se puo' essere frustrante, soprattutto quando hai particolarmente fretta, che poi e' il primo motivo per cui sei salito su un lada) e' quando devi contrattare. MAI far partire il taxi senza aver prima concordato la tariffa. Chiedere sempre quanto e', dimezzare quello che ti dice e otterrete la tariffa equa per quella tratta.
A volte capita pero' che i tassisti (in alcune aree se ne trovano dieci tutti insieme) facciano cartello contro lo straniero, e quindi in quel caso la strategia dell'inventare un prezzo tipo" L'altro mi ci porta per 50, tu quanto mi fai?" per spuntare poi meno non vale. Vedi l'altro giorno quando mi son sentita rispondere: "ah ok, vai con lui allora!"
Tassista - faranji 1-0 !
Ma la parte piu' divertente (anche se puo' essere frustrante, soprattutto quando hai particolarmente fretta, che poi e' il primo motivo per cui sei salito su un lada) e' quando devi contrattare. MAI far partire il taxi senza aver prima concordato la tariffa. Chiedere sempre quanto e', dimezzare quello che ti dice e otterrete la tariffa equa per quella tratta.
A volte capita pero' che i tassisti (in alcune aree se ne trovano dieci tutti insieme) facciano cartello contro lo straniero, e quindi in quel caso la strategia dell'inventare un prezzo tipo" L'altro mi ci porta per 50, tu quanto mi fai?" per spuntare poi meno non vale. Vedi l'altro giorno quando mi son sentita rispondere: "ah ok, vai con lui allora!"
Tassista - faranji 1-0 !
Muoversi ad Addis Abeba -part 1
Addis Abeba e', come tante capitali del terzo mondo, caotica e disordinata. Piu' di altre, e' anche tremendamente inquinata e trafficata. Spostarsi in giro per la citta' non e' sempre facile, ma puo' essere divertente, se si impara a prenderla con lo spirito giusto e a non temere i ritardi.
Il mezzo piu' ovvio, non disponendo della macchina, sono i taxi. Ad Addis ci sono due tipi di taxi: quelli privati e quelli collettivi. In realta' quelli che loro chiamano taxi collettivi non sono altro che dei minibus bianchi e blu che a tutte le ore del giorno scorrazzano a decine per le vie della citta'. Sono il mezzo del faranji squattrinato, ovvero il mio mezzo:) In teoria ci sono disseminate qua e la' delle fermate ben precise, ma non aspettatevi delle indicazioni particolari: ogni volta che che vedrete delle persone ferme sul marciapiede, possibilmente vicino ad un lampione, i casi sono due: o sono battone, o quella e' uan fermata. E la seconda e' molto piu' facile della prima, avendo io visto in quasi tre mesi solo due prostitute. A quel punto voi che fate? vi mettete in fila e pensate che appena arrivera' il baracchino potrete salire. Poveri illusi!Prendere il bus e' una vera e propria lotta senza esclusione di colpi ( o meglio gomitate) all'insegna del mors tua vita mea, soprattutto se piove. La domanda e' infatti molto piu' alta della seppur numerosa offerta e gli etiopi paiono ignorare il concetto di fila. Appena si intravede un baracchino parte l'assalto, con gli astanti che corrono su e giu' per cercare di indovinare dove si fermera' e guadagnarsi un posto in prima fila. Ma qui e' la parte divertente: chi piu' sgomita, in genere, ha la meglio e sale. In genere se sei da solo, riesci a salire su quasi tutti i mezzi, il guaio e' se viaggi in tre o quattro,li' e' veramente arduo che il bigliettaio ti faccia salire. Anche perche' gia' sono di solito superaffollati e capita di sedersi sopra altre persone, con il gomito di uno nell'occhio e l'ascella di un altro proprio ad altezza naso. Ma anche qui sta il bello. Adesso parliamo del bigliettaio. In realta' trattasi un tizio che mentre il baracchino si avvicina alla fermata inizia ad urlare con tono cantilenante (tipo Mexico-stadium-Mexico, stadium-Mexico-Mexico) le destinazioni. Sembra facile, ma non sempre lo e'. A volte gia' prendere il minibus giusto e' degno di un premio. Il tizio in questione raccoglie anche i soldi e a seconda del tragitto che devi fare (e non credete sia semplice fargli capire a quale fermata vuoi scendere) ti fa pagare un corrispettivo che va da 0.80 a 1,55-2 birr.(1Euro= 18 birr) Dicevamo: i taxi dei poveri.
Il mezzo piu' ovvio, non disponendo della macchina, sono i taxi. Ad Addis ci sono due tipi di taxi: quelli privati e quelli collettivi. In realta' quelli che loro chiamano taxi collettivi non sono altro che dei minibus bianchi e blu che a tutte le ore del giorno scorrazzano a decine per le vie della citta'. Sono il mezzo del faranji squattrinato, ovvero il mio mezzo:) In teoria ci sono disseminate qua e la' delle fermate ben precise, ma non aspettatevi delle indicazioni particolari: ogni volta che che vedrete delle persone ferme sul marciapiede, possibilmente vicino ad un lampione, i casi sono due: o sono battone, o quella e' uan fermata. E la seconda e' molto piu' facile della prima, avendo io visto in quasi tre mesi solo due prostitute. A quel punto voi che fate? vi mettete in fila e pensate che appena arrivera' il baracchino potrete salire. Poveri illusi!Prendere il bus e' una vera e propria lotta senza esclusione di colpi ( o meglio gomitate) all'insegna del mors tua vita mea, soprattutto se piove. La domanda e' infatti molto piu' alta della seppur numerosa offerta e gli etiopi paiono ignorare il concetto di fila. Appena si intravede un baracchino parte l'assalto, con gli astanti che corrono su e giu' per cercare di indovinare dove si fermera' e guadagnarsi un posto in prima fila. Ma qui e' la parte divertente: chi piu' sgomita, in genere, ha la meglio e sale. In genere se sei da solo, riesci a salire su quasi tutti i mezzi, il guaio e' se viaggi in tre o quattro,li' e' veramente arduo che il bigliettaio ti faccia salire. Anche perche' gia' sono di solito superaffollati e capita di sedersi sopra altre persone, con il gomito di uno nell'occhio e l'ascella di un altro proprio ad altezza naso. Ma anche qui sta il bello. Adesso parliamo del bigliettaio. In realta' trattasi un tizio che mentre il baracchino si avvicina alla fermata inizia ad urlare con tono cantilenante (tipo Mexico-stadium-Mexico, stadium-Mexico-Mexico) le destinazioni. Sembra facile, ma non sempre lo e'. A volte gia' prendere il minibus giusto e' degno di un premio. Il tizio in questione raccoglie anche i soldi e a seconda del tragitto che devi fare (e non credete sia semplice fargli capire a quale fermata vuoi scendere) ti fa pagare un corrispettivo che va da 0.80 a 1,55-2 birr.(1Euro= 18 birr) Dicevamo: i taxi dei poveri.
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